Covid-19 (Pixabay)
Con i recenti 11 provvedimenti di chiusura dei NAS, si aggiorna a 113 il conto totale dei siti web oscurati che vendevano medicine ottenibili solo sotto prescrizione medica. Segnalata anche la presenza di farmaci per la cura del Covid-19.
In questi ultimi 12 mesi, oltre al giro di affari costruito a inizio pandemia sulle mascherine (che subirono rincari in concomitanza con i primi obblighi governativi), anche il settore dei medicinali è finito sotto l’occhio vigile dei NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità).
Da qualche mese, infatti, è relativamente più facile imbattersi in siti internet che vendono vari tipi di medicine, comprese quelle prescrivibili esclusivamente dal proprio medico curante. E tra questi anche i farmaci per trattare l’infezione da Sars-Cov-2.
Nonostante i responsabili dei vari Social Network si stiano impegnando da tempo a garantire una corretta informazione sulle loro piattaforme, secondo le Forze dell’Ordine è necessario portare avanti un lavoro di controllo sul web costante e attento.
È capitato – e non di rado – che portali già precedentemente oscurati siano riusciti a tornare online, nel giro di qualche giorno, semplicemente cambiando nome e facciata alle proprie attività.
La vendita di medicinali in rete, talvolta pericolosi se non sottoposti a verifica medica, rischia di mettere a rischio la salute di ignari consumatori convinti di ottenere più facilmente l’accesso a cure sicure.
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Tra le sostanze per la cura del Covid-19 veniva venduta anche l’idrossiclorochina – impiegata principalmente negli attacchi acuti di malaria – per la quale l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha stilato un quadro informativo dettagliato in un documento aggiornato lo scorso 22 Dicembre; evidenziando i seri rischi che possono portare un errato dosaggio o una somministrazione non controllata.
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Solo a fine 2020 erano 102 i canali digitali chiusi che mettevano in contatto gli interessati con i negozi virtuali nei quali era possibile effettuare acquisti di medicinali senza alcun consulto medico.
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