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Google Chrome, fra PartitionAlloc-Everywhere e barra degli indirizzi

Google Chrome in faccende affaccendato. Il browser web sviluppato da Google, basato sul motore di rendering Blink che nel corso degli anni è cresciuto a tal punto da diventare il più utilizzato al mondo, sta lavorando a delle interessanti migliorie.

Google Chrome (Adobe Stock)

Una delle prime potrebbe essere il partizionamento della cache per siti Web, ovvero quel processo di mantenere pool di cache separati per siti Web separati, in base al sito che richiede le risorse caricate, piuttosto che semplicemente sul sito che fornisce le risorse.

Google Chrome, l’esperimento sulla barra dei link

Google Chrome Cache (Adobe Stock)

In attesa del lancio ufficiale della nuova feature “PartitionAlloc-Everywhere”, una funzione in sviluppo dallo scorso agosto, che punta a risolvere l’annoso problema del consumo eccessivo di risorse di CPU e RAM incrementando di conseguenza le performance di Google Chrome, il colosso di Mountain View è alle prese – come confermato da Windows Latest – con un esperimento sulla barra dei link, con il fine di ottimizzare la navigazione, rendendola ancora più sicura e veloce, nel caso di caricamento di HTTPS piuttosto che HTTP.

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Attualmente quando si visitano alcuni siti, i browser basati su Chromium – il web browser libero creato da Google da cui è ricavato gran parte del codice sorgente di Google Chrome, distribuito sotto sorgente libera – aprono prima la versione HTTP e in un secondo momento reindirizzano l’utente alla versione HTTPS, se disponibile.

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“Questa è un’implementazione minima e non è pronta per l’uso generale”. Così parlò un ingegnere di Google: “I futuri CL osserveranno invece le navigazioni HTTPS aggiornate per diversi secondi e annulleranno il caricamento quando necessario – continua l’ingegnere – invece di aspettare indefinitamente che i caricamenti HTTPS abbiano esito positivo”.

Google Chrome ancora, dunque, in faccende affaccendato, tanto che alcuni siti web verrebbero addirittura interrotti all’apertura della loro versione HTTP.

Antonino Gallo

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